mercoledì, Ottobre 7, 2026
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Referendum abrogativi nel 2025: tra nuovi quesiti e limiti costituzionali

Nel corso dei primi mesi del 2025, sono tornate al centro dell’attenzione politica e giuridica diverse iniziative referendarie, promosse da comitati nazionali e sostenute da soggetti politici e sociali eterogenei.
Tra i quesiti attualmente al vaglio dell’Ufficio centrale per il referendum e in attesa di eventuale giudizio della Corte costituzionale figurano proposte su temi come:

  • giustizia e responsabilità disciplinare dei magistrati;
  • abrogazione selettiva di norme penali legate al consumo personale di stupefacenti;
  • semplificazione delle procedure per l’eutanasia assistita.

Il dibattito si concentra non solo sui contenuti, ma anche sulla conformità costituzionale dei quesiti, alla luce della giurisprudenza sempre più stringente della Consulta in materia di ammissibilità referendaria.

I limiti costituzionali del referendum abrogativo

Secondo l’art. 75 della Costituzione, possono essere sottoposte a referendum solo leggi o atti aventi forza di legge, con esclusione di:

  • leggi tributarie e di bilancio;
  • leggi di amnistia e indulto;
  • leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali.

Tuttavia, l’ammissibilità formale non è sufficiente. La Corte costituzionale, con giurisprudenza costante, valuta ogni quesito anche in base a criteri sostanziali, tra cui:

  • l’effetto giuridico complessivo del quesito;
  • l’assenza di vuoti normativi in settori sensibili;
  • l’omogeneità, chiarezza e coerenza della formulazione.

Il quadro attuale: raccolte firme e valutazioni in corso

Nel primo trimestre del 2025, nuovi quesiti sono stati depositati presso la Corte di Cassazione, alcuni dei quali hanno già avviato la raccolta delle 500.000 firme necessarie.
Altri, invece, sono stati trasmessi per la verifica di legittimità e potrebbero non superare il vaglio costituzionale, qualora ritenuti troppo generici o potenzialmente lesivi di diritti fondamentali.

È il caso, ad esempio, di alcuni quesiti in materia di giustizia che mirano a limitare il potere disciplinare del CSM, o di proposte volte a eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale, che potrebbero incidere sull’equilibrio tra poteri dello Stato.

Cosa può essere abrogato oggi

Nel contesto attuale, risultano potenzialmente ammissibili solo quei quesiti che:

  • abrogano norme non centrali nell’assetto costituzionale del sistema;
  • non producono un vuoto giuridico in materie coperte da riserva di legge o da obblighi internazionali;
  • presentano chiarezza e coerenza testuale nel quesito proposto all’elettorato.

Anche per questo motivo, i comitati promotori stanno ricorrendo sempre più spesso all’assistenza tecnico-legale per la formulazione conforme delle richieste referendarie.

Conclusione

Il 2025 si configura come un anno di forte rilancio dello strumento referendario, ma anche di crescente attenzione ai suoi confini giuridici.
La Corte costituzionale non è chiamata a giudicare l’opportunità politica di un referendum, ma la sua compatibilità tecnica con l’ordinamento vigente e con i principi costituzionali.

Chi intende promuovere una consultazione popolare oggi deve farlo con piena consapevolezza delle regole e dei limiti strutturali del sistema, per evitare l’inammissibilità e garantire la validità del percorso democratico.

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